Mi sono immediatamente innamorata di ONCI (si pronuncia "Onsi" e in arabo significa “colui che allievia la tua solitudine" ... un vero “coup de foudre" come dicono i francesi. Da questo amore il mio viaggio equestre in Tunisia: un centro ippico con oggi sedici cavalli .

Il berbero é un cavallo davvero speciale, che viene dal passato. Lo ritroviamo nei testi classici, anche i più antichi.. Il cavallo preferito, ad esempio, da Pluvinel che lo offrì in dono al suo Re, Luigi XIII° Quando ho incominciato a domare questi puledri , che venivano direttamente dalle steppe, da dove tredici secoli prima era cominciata l’avventura moresca in Andalusia, gli insegnamenti accademici si sono scontrati di fronte a questi piccoli destrieri, già splendidamente immortalati nei mosaici di epoca romana. Nelle tessere policrome del II° e del III° secolo d.C., gli artisti africani hanno impresso i caratteri morfologici di questa razza: la testa grossa dal profilo convesso, le massicce ganasce, il collo corto e muscoloso, il garrese accentuato, la spalla ampia, la groppa a leggio un poco inclinata, i crini folti e l’attaccatura bassa della coda. Dal galoppo sfrenato delle quadrighe all’impennata al fianco dei loro palafrenieri, questi cavalli mettono in mostra anche il loro carattere: nevrili, compatti, insanguati, caratteriali e indomiti. Un detto beduino recita: "Il Berbero muore ma non invecchia"


Per potermi avvicinare a questi cavalli ho dovuto ripercorrere la strada che dal passato ci porta all’equitazione moderna, passando per il lavoro alle redini lunghe a quello ai pilieri, senza dimenticare la “doma dolce" (oggi tanto in voga!) ma già nota ai tempi di Annibale, dai cavalieri Numidi. La plasticità di questi centauri, riprodotti nella Colonna Traiana a Roma, è la prova anche della docilità di questi cavalli, che come ci racconta Tito Livio, erano "... montati senza morso né gualdrappa" Ho arricchito le mie conoscenze sperimentandole quotidianamente. Ho ricercato, osservato i loro gesti in libertà assecondato le loro attitudini naturali. Questi puledri ormai sono cresciuti e mi permettono oggi di trasmettere, con amore e passione, non solo le cose che ho appreso dai libri ma soprattutto quello che loro stessi mi hanno insegnato, giorno dopo giorno. E se agli esercizi classici si sono aggiunti anche quelli circensi è solo perchè la loro voglia di giocare è cresciuta insieme a quella mia di sperimentare. Tutti i giorni, alle ore di lezione in campo con gli allievi, si alternano quelle di addestramento dei cavalli e quelle della ricerca bibliografica nella Club House. La riproduzione virtuale delle posture del cavaliere o delle andature del cavallo, permette di analizzare meglio gli esercizi eseguiti in sella.

Prima di essere “cavalieri" bisogna saper pensare da cavallo, non fosse altro che per l’attrazione gravitazionale che obbliga un quadrupede a muoversi diversamente da un bipede. Anche il più semplice degli esercizi deve essere studiato secondo un assetto dinamico, e non statico come tendono ad illustrare foto o disegni nei libri. L’armonia dei movimenti permette di definire questo strano INSIEME che fa di cavallo-cavaliere un’entità a parte, un essere unico.