Un’inusuale e inaspettata George Sand,

CHE CREBBE LIBERA, TRA NUMEROSE LETTURE E PASSEGGIATE A CAVALLO.

A volte può succedere che il destino, il maktub della cultura araba, ci riservi delle piacevoli sorprese, anche in un antico palazzo beylicale, oggi adibito a Biblioteca Nazionale, dalle pareti riccamente decorate con ceramiche policrome e nel cuore di quell’antica medina di Tunisi, dall’acre profumo dell’incenso misto all’ambra e al gelsomino. In un silenzio claustrale, solo a tratti interrotto dal richiamo alla preghiera dei muezzin nell’alto dei minareti, ho avuto la fortuna, in un pomeriggio dal sapore autunnale, di sfogliare le fragili pagine ingiallite di un vecchio manuale, redatto alla fine dell’ottocento da Vallée de Loncey , sul cavallo maghrebino.La colonia algerina ed il protettorato tunisino, retti all’epoca dalla Francia, facevano sì che ci si interessasse della produzione e dell’allevamento del cavallo in questa zona del Mediterraneo, dove la questione ippica occupava un posto importante. Analisi morfologiche e del territorio, diventavano dunque uno strumento fondamentale, per la messa in opera di misure utili e razionali. Ma le pagine più struggenti di quest’opera sono rappresentate dalla prefazione di un’inusuale e inaspettata George Sand, che crebbe libera, tra numerose letture e passeggiate a cavallo in abiti maschili, e di cuiresta, comunque, l’inconfondibile tratto di penna.
Anche la nota a piè pagina, di Vallée de Loncey, merita di essere riportata nella sua versione integrale, per capire meglio ed apprezzare ancora di più le poche righe che questa famosa scrittrice francese, ha saputo dedicare al cavallo. Ritroviamo qui tutto il suo talento di una "presa diretta" della realtà che, pur sconfinando nel misticismo sociale, riesce ad avere un risvolto poetico in un tema di estrema attualità.
 

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NOTA di H.Vallée de Loncey: Questa prefazione non è mai stata pubblicata, né stampata. Era destinata ad un opuscolo che doveva pubblicare il Conte d’Aure, il celebre écuyer, quando la morte lo sorprese al palazzo di Saint-Claude, nel 1863.

Ritrovata tra le carte personali dal figlio, che noi abbiamo conosciuto bene quando, comandante in pensione, aveva appena fondato il Tattersall dell´avenue Laumière, a Parigi, un complesso ippico gravido di promesse e che gode di tutte le nostre simpatie personali, ma di cui non ha avuto il tempo di completare l’edificazione, questa prefazione ci è stata comunicata con la piena autorizzazione a riprodurla a nostro piacimento. L’occasione ci sembra favorevole.

Abbiamo pensato che sarebbe stato un onore ed un profitto per questo modesto studio, che anch’esso ha l´obbiettivo «di incoraggiare, di costituire e migliorare una preziosa razza indigena, di rivalutare il livello dell’industria equina nazionale», quello di inserire sul frontespizio il nome illustre di George Sand. E poi, forse sarà una rivelazione per molte persone. Quanti sono quelli che, in effetti, ignorano questa particolarità mai citata, crediamo, da nessun biografo. Chi avrebbe mai pensato che questo autore di tanti capolavori dell’immaginazione avesse trovato il tempo per acquisire delle conoscenze equestri così certe e così vaste? In verità, noi stessi per primi ne siamo stati sorpresi e anche molto affascinati. 


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"Non sappiamo se un artista debba scusarsi pubblicamente per aver compreso per caso un bel mattino, come si suol dire, l´importanza di una questione molto speciale, e sulla quale i pedanti del mestiere potrebbero a ragione accusarlo d’incompetenza. Tuttavia, se la logica naturale non avesse un criterio applicabile a tutti i giudizi umani, il pubblico stesso, che non è certo a conoscenza in modo particolareggiato di tutte le materie possibili, rischierebbe di essere guardato come il più incompetente dei giudici; e poiché non è affatto disposto ad essere ricusato, dato che, dopo tutto, non ci sono questioni di carattere generale, di qualunque natura esse siano, che non gli siano state sottoposte in ultima istanza, è necessario che tra lui e gli addetti ai lavori la critica assolva il proprio ruolo e serva da intermediario. Tutto ciò a proposito di una piccola brochure per cui il Conte d´Aure, che stimo e apprezzo molto, mi ha pregato di scrivere qualche riga di prefazione. Questa brochure ha l´obbiettivo di far capire al Governo l´indispensabile utilità di una normale scuola di equitazione. Io apprezzo molto questo progetto e me ne interesso. In quanto è grazie ad una simile istituzione che si creeranno degli uomini speciali, destinati a recuperare il gusto del cavallo e le conoscenze equestri nelle popolazioni. Si tratta di ritornare a quello che si faceva un tempo, cioè formare sia degli uomini in grado di addestrare e di valorizzare i nostri cavalli di pregio, sia dei fruitori in grado di servirsene. In qualunque modo venga esaminata questa grande questione, la formazione di uomini qualificati è cosa indispensabile. Quand´anche noi togliessimo all´equitazione la sua importanza dal punto di vista dell´economia industriale o di quella militare, essa avrebbe ancora un immenso valore dal punto di vista artistico.

L’equitazione è in effetti una scienza ed un´arte.

È un´arte per chi dispone di un cavallo ben addestrato. È una scienza per l´insegnante, che addestra sia l´uomo sia il cavallo. L´insegnate deve dunque creare lo strumento ed il virtuoso; bisogna che conosca a fondo la psicologia del cavallo, in mancanza della qual cosa è indotto a chiedere con violenza ad alcuni soggetti cose che la loro conformazione, per difetti naturali o per delle tare poco apparenti, impedirebbe di fare con spontaneità. L´ignoranza degli educatori disattenti a queste imperfezioni o a queste particolarità provoca immancabilmente negli animali, spesso generosi e docili, la sofferenza, la ribellione e un´irritabilità di carattere che loro stessi non possono più governare. Ma come ci si può meravigliare se l´educazione di animali, di questi strumenti passivi e muti delle nostre indiscrete volontà, viene sovente fraintesa, quando noi, che abbiamo la ragione e la parola per difenderci e giustificarci, siamo così mal compresi e malmenati da sedicenti educatori del genere umano?

Un buon cavallo intelligente e fine è uno strumento da perfezionare. Una mano brutale non saprebbe trarne profitto; un artista abile ne sviluppa la delicatezza e la potenza. In questo nobile e vivificante esercizio, l´ecuyer esperto sente che c´è là , come in tutte le arti, un progresso continuo da fare, una perfezione via via più difficile da raggiungere, sempre più attraente a ricercarsi. E´ un campo illimitato per lo studio e l´osservazione degli istinti e delle risorse di questo mirabile strumento, di questo strumento che vive, che comprende, che risponde, che progredisce, che ascolta, che ricorda, che intuisce, che quasi ragiona; il più bello, il più intelligente tra gli animali che possono renderci un servizio immediato, consacrandoci le loro forze.

Quelli che non hanno alcuna nozione dell´arte del cavaliere si immaginano che l´equilibrio risulti dall´abitudine, e siano sufficienti forza muscolare e intrepidezza. La prima di queste qualità è la sola indispensabile. Questa è la verità; ma è lungi dal supplire alla conoscenza degli aiuti; e in quanto all´impiego della forza e dell´audacia, sovente è più pericoloso che utile. Una donna delicata, un bambino possono maneggiare un cavallo vigoroso, se è stato correttamente addestrato e se hanno l´istruzione necessaria. Le qualità naturali sono: la prudenza, il sangue freddo, la pazienza, l´attenzione, la scioltezza, l´intelligenza degli aiuti e la delicatezza del tatto, in quanto questo termine di pratica strumentale si può benissimo applicare alle azioni con cui si maneggia la bocca del cavallo; e visto che l´ignoranza crede di dover solo eccitare e sfidare l´esasperazione del destriero, al contrario la scienza constata che si tratta di calmare questa creatura impetuosa, di dominarla pazientemente, di ammorbidirla, di persuaderla, per così dire, di indurla in tal modo ad eseguire tutte le volontà del cavaliere con una sorta di zelo e di generoso piacere.

Che ci sia consentita ancora una parola sulla questione dell´arte.

C´é nell’equitazione, come ovunque, una buona e una cattiva maniera, o piuttosto ci sono cento cattive maniere ed una sola buona, quella che governa la logica. Tuttavia l´errore prevale sovente e la logica protesta invano. Prima di addestrare un cavallo bisogna sapere: 1. che cos´è un cavallo in generale; 2. che cos´è in particolare il soggetto a cui si impartisce l´educazione. Abbiamo detto come la conoscenza del soggetto sia indispensabile quando non ci si voglia esporre a domandargli cose diverse da quelle che potrebbe eseguire. Quanto al cavallo in generale noi diciamo che è un essere energico, irritabile, quindi generoso. Si potrebbe quasi dire di lui che è, dopo l´uomo, un essere libero, poiché è capace di rinunciare alla libertà naturale dello stato selvaggio, e di amare non soltanto la domesticità, ma anche l´educazione. Amare è la parola, ed i poeti non hanno espresso né metafora né paradosso narrando il suo ardore nella battaglia ed il suo orgoglio nell´arena dei tornei. Tanto un cavallo adirato da un´educazione abbrutente si mostra collerico, vendicativo e perfido, quanto quello che non ha mai provato che buoni trattamenti, e che è stato istruito con logica, pazienza e chiarezza, risponde alle lezioni con solerzia e con piacere. Si tratta dunque di fare di quest´essere intelligente un essere istruito, e per questo non bisognerebbe dimenticare che ci si rivolge ad una sorta di macchina costruita per mano dell´uomo e che all´uomo è dato di modificarla nella sua essenza. La mano di Dio é passata di là, ha impresso in questa specie un marchio di bellezza e di attitudini particolari che l´uomo, chiamato a governare le creature secondarie, non può alterare senza contrariare e guastare l´opera della natura. È questa una legge inviolabile in tutte le nostre arti, in tutti i nostri lavori, in tutte le nostre invenzioni. Il cavallo è fatto per portarsi in avanti, per respirare l´aria in libertà, per vincere in grazia, forza e agilità a seconda di come sono regolate le sue andature; ma regolare significa sviluppare. Questo è vero per l´animale come per l´uomo. La vera scienza dell´ecuyer consiste dunque, in poche parole, nel rendere la propria cavalcatura docile aumentando la sua potenza. Non si potrà negare che il cavallo non sia uno di quegli strumenti di lavoro che nessuna macchina è stata chiamata a rimpiazzare del tutto. C´è da augurarsi che l´ingegno dell´industria arrivi vieppiù a sostituire le macchine nello sfruttamento, che è stato fatto e che ancora si fa, delle forze vitali. Ma, mentre ci si preoccupa oggi di eliminare con le macchine il dispendio che esige il mantenimento di queste forze vitali, non ci si accorge che si lascia che si deteriorino e si perdano, mentre ancora a lungo ne avremo un essenziale bisogno. Si dimentica che ancora per secoli il cavallo sarà indispensabile al lavoro umano, al servizio dell´esercito, all´agricoltura, ai trasporto, ai viaggi, ecc.; e allorché questa nobile specie, nelle mani dei nostri discendenti, non sarà più quello che deve in effetti essere, vale a dire un mezzo di piacere e un´educazione perfezionata, una pratica di un’arte accessibile a tutti, noi saremo stati obbligati a fiaccare ancora tante generazioni di questi laboriosi animali, prima di eliminare l´eccesso del loro lavoro. Si direbbe, vedendo lo stato di decadenza nel quale si è lasciata cadere la produzione equina, che siamo alla vigilia dell´ingresso in quell´Eldorado delle macchine dove tutto sarà fatto con l´aiuto del vapore, dal trasporto delle cattedrali fino al lavoro del barbiere?

Qual è dunque il risultato sociale che dovremmo raggiungere per riabilitare oggi l´industria del cavallo? Incoraggiare la produzione, rinnovare e conservare le nostre belle razze indigene; dare ai coltivatori ed agli allevatori i mezzi per fare dei buoni allievi, infine creare una classe di educatori speciali senza la quale il produttore non può dare al cavallo il valore di uno strumento completo, messo in condizione di servizio e di durata. Abbiamo dimostrato che, senza l´educazione, il cavallo è di pessimo servizio e che, nelle mani di un buon educatore e di un buon cavaliere, il suo valore aumenta, le sue forze si decuplicano e si conservano. Sarebbe una saggia economia generale diffondere queste conoscenze nel nostro popolo. Sarebbe d´altronde un mezzo per lottare contro la concorrenza straniera e l´infatuazione per i cavalli inglesi, mecklemburghesi ed altri.

 Firma autografa di George Sand