I pony di Annibale, tra leggenda e realtà: c´é la spada di Damocle dell´estinzione sulla testa di duecento esemplari di Pony di Mogods, sconosciuta razza equina che sopravvive ancora oggi in Tunisia.

Minaccia di estinzione per questa sconosciuta razza equina. Duecento gli esemplari che sopravvivono, ancora oggi, in Tunisia.



Potrebbero benissimoessere i cavalli degli Hobbit, quei piccoli personaggi che hanno fatto, insieme ad altri, il successo del capolavoro di J.R.R. Tolkien, popolando " Il signore degli anelli ". Ma se la loro storia é quasi una favola, il destino della loro sopravvivenza è purtroppo criticamente legato a quei duecento esemplari, che ancora oggi sopravvivono in Tunisia. Sono i Pony di Mogods, sulla cui origine si fanno diverse ipotesi. La più accreditata resta quella di una antica razza africana o numida, che si è conservata, quasi senza alterazioni, in quella regione montagnosa da cui ne deriva anche il nome, i Mogods per l´appunto. Solidamente ancorata nel continente africano, culla dell´umanità, la Tunisia che si trova all´estremità orientale del Maghreb, è il paese che presenta meno rilievi. Le sue montagne sono il prolungamento ultimo dei due Atlas: l´Atlas Telliano e l´Atlas Sahariano, che in questo paese, si abbassano e si avvicinano fino confondersi. Da nord a sud, le montagne si incontrano comunque con il mare, la foresta, la streppa, l´oasi o il Sahara inglobando dei paesaggi rimarchevoli e diversificati , che vanno dalle scogliere umide sul Mediterraneo, agli altipiani verdeggianti, per risplendere sulle dune di sabbia, dove solo il tramonto permetterà di conoscerne i confini.


Un vaso a forma di cavallo caricato di anfore, una scena corrente della vita dell´epoca. Museo del Bardo (Tunisi) III°-II° sec. a.C.

In questa zona accidentata del nord-ovest della Tunisia, il cosiddetto Tell nord-occidentale, dove le tracce di manufatti del Paleolitico inferiore testimoniano l´anzianità dei popoli di queste montagne, vivono ancora oggi alcune popolazioni nomadi, retaggio di quelle antiche tribù che erano dedite alla pastorizia: gli Khmirs, i Mogods e i Nefzis, che vivevano autonomamente anche all´epoca dei Bey. Le ripetute e successive invasioni, subite dalle tribù tunisine, portarono quest´ultime a ritirarsi verso le montagne, portando con sé i loro pony. Rimasta isolata, in una regione aspra e accidentata, questa razza è stata dunque purificata dalla consanguineità e da un imbreeding a oltranza. Il suo habitat è costituito da altitudini generalmente modeste, separate però da profonde vallate che a nord dominano il Mediterraneo, attraverso una costa alta rocciosa, e verso sud guardano a quel profondo corridoio scavato dalla Medjerda, l´unico grande fiume della Tunisia. In questa regione bioclimaticamente umida, caratterizzata sovente da una siccità estiva, dominano vaste foreste di sugheri e di querce, popolate tuttora dai cervi di Barberia, dai cinghiali, le volpi, dai porcospini ed alle innumerevoli specie di uccelli che, in un aspro profumo di mirto e lavanda, sono parte integrante di questo ecosistema. In questo ambiente dove ogni sentiero è una scuola di difficoltà, il pony di Mogods ha sviluppato un´agilità prodigiosa, unita a un carattere calmo e energico. Anche senza essere ferrati, si arrampicano su per le montagne come delle capre. Dotati di una grande dolcezza, rivelano una obbedienza e una docilità notevole. Sono animali robusti e eleganti, sobri perché ben adattati all´ambiente montagnoso e alle sue risorse, nonché alle difficoltà del terreno. Con i loro tendini d´acciaio, la loro energia, la loro calma e la loro abilità " scimmiesca ", i pony di Mogods dimostrano di essere i degni discendenti di quella cavalleria che portò i Numidi e Annibale alla vittoria, facendo così tremare l´antica Roma! Quella stessa Roma che poi, più tardi, li immortalò quando ormai la Tunisia era già una provincia romana, in quei preziosi mosaici tuttora conservati nel Museo del Bardo a Tunisi, o in quello adiacente all´anfiteatro di El Djem.

Il pony di Mogods è un cavallo di piccola taglia, chiamato cavallo Djebelli, cavallo Kabyle o anche cavallo delle montagne. Il cavallo Djebelli, cavallo del nord-est, che i Berberi avevano religiosamente conservato puro nelle loro montagne, mostra piuttosto una morfologia di cavallo primitivo. Questo cavallo sarebbe dunque un discendente diretto dei cavallo ariano, differenziato però dal suo tipo primitivo a causa della taglia ridotta. In effetti, morfologicamente è una miniatura del cavallo orientale, del purosangue arabo. Avendo dovuto adattarsi a questo ambiente montagnoso e alle sue risorse, si è sensibilmente modificato, soprattutto diminuendo di taglia. Questi pony di Mogods, sono stati anche erroneamente a lungo creduti una degenerazione del cavallo berbero, l´altra razza autoctona della Tunisia.


In un bollettino dell´agricoltura e del commercio, apparso in Tunisia nel 1903, il pony di Mogods viene così descritto per la prima volta: la testa un po´ forte e ben fissata, un profilo cefalico dritto, la fonte larga, l´occhio espressivo, la fisionomia animata, l´incollatura un po´ corta sebbene graziosa, il petto largo profondo, il dorso prominente, la coda ben piantata, gli arti larghi, forti con degli appiombi molto regolari. La sua taglia varia tra i 120 e i 140 cm al garrese. I mantelli dominanti sono il grigio e il sauro per i cavalli delle tribù dei Nefzas, Amdouns e Mekna mentre invece il baio è quello più comune presso le tribù dei Mogods e degli Hedils. Ma restano comunque dei cavalli nevrili, che ben si adattano ad un attacco leggero. All´inizio del ´900, circa 500 capi venivano annualmente esportati in Italia e a Malta, e da qui verso l´Inghilterra e la Francia. Diversi sono gli autori dell´epoca che ne decantano, con vivo entusiasmo, le qualità morfologiche e le attitudini sportive. All´inizio del secolo scorso, Goffrey-Saint -Hilaire annota nei suoi appunti di viaggio, di aver avuto la fortuna di incontrare, vicina la piccola cittadina di Pallanza, sulle rive del Lago Maggiore, uno di quei pony di Mogods, attaccato ad un "coquet boghei", una sorta di vettura scoperta due ruote. Il proprietario, decisamente soddisfatto, non aveva esitato a lodarne le qualità caratteriali e le indubbie doti sportive. Dal canto loro, i coloni tunisini, originari della regione di Mateur, per poter continuare a praticare il gioco del polo, portarono con sé a Malta o al Cairo, questi piccoli cavalli, agili e intelligenti, che seguivano le traiettorie della palla, schivando i colpi maldestri. Non a caso, l´ultimo viceré delle Indie Lord Mountbatten, dal 1945 al 1947, fece acquistare proprio per la sua equipe di polo, un lotto di questi pony di Mogods. De Selleysel, autore ottocentesco, così scrive, a proposito del loro carattere: «[...] i cavalli delle montagne sono i migliori, hanno grande coraggio e molti sono quelli che portano i segni delle ferite che hanno ricevuto dai leoni!».


Guidato senza morso, con la sola cavezza fatta di corde intrecciate, ancora oggi come all´epoca numida, non é inusuale vederlo montato a pelo, anche da bambini e anziani. Indispensabile per il trasporto dell´acqua, sopra dei sentieri scoscesi di difficile accesso, con carichi fino a 100 Kg, ogni giorno e su lunghe percorrenze. Questi pony sono solitamente attaccati a degli alberi con una corda, legata a uno dei loro anteriori. Lasciati così, soli e senza sorveglianza, possono aspettare a lungo i loro proprietari partiti al mercato, i famosi souk del mondo arabo, distanti anche sei chilometri da dove questi cavallini sono stati lasciati in posta.


Seppure in un apparente stato di abbandono, quasi tutti questi pony mostrano i segni evidenti di una religiosità popolare, che combatte il malocchio con i poteri benefici della mano, la " khamsa", oppure quella del pesce, rappresentati in quei piccoli amuleti che ornano le loro cavezze. Così come non è raro trovarli cuciti insieme dei piccoli sacchetti in cuoio, contenenti incenso misto a quelle erbe che provengono solo da una saggezza millenaria. Anche all´henné vengono riconosciute delle innegabili qualità di " portafortuna ": impiegato nella ritualità del matrimonio o in quella della circoncisione, viene anche utilizzato, per tingere di rosso acceso i garretti, la coda o la fronte di questi piccoli cavallini! Fino allo scoppio della prima guerra mondiale, l´amministrazione tunisina, che nell´agosto del 1902 aveva creato uno speciale stud book, incentivava l´allevamento di questo pony del nord della Tunisia con dei premi di incoraggiamento, distribuiti annualmente. L´ultimo documento, riguardante l´itinerario da seguire per questa apposita commissione veterinaria, è datato 9 maggio 1913. In seguito non se ne trovano traccia, forse a causa degli eventi bellici di quegli anni. L´impiego inoltre negli ippodromi del purosangue inglese e di quello arabo, piuttosto che del cavallo berbero per le altre discipline equestri, hanno messo in disparte questo pony di Mogods, che invece ha continuato a essere utilizzato dai montanari del nord-ovest, come cavallo da sella e da basto. Ma se in Tunisia il cavallo berbero puro è in pericolo, il pony di Mogods oggi è in una situazione ben più critica, in quanto solo una trentina di giumente vengono coperte ogni anno e il numero dei maschi riproduttori non supera le 5 unità.



La F.N.A.R.C. (Fondazione Nazionale era l´Incremento delle Razze Equine) è un istituto pubblico, creato dalla legge n° 88-82 del 11 luglio 1988, che usufruisce di una autonomia di gestione per la messa in opera di una politica razionale dello sviluppo del settore equino. Diverse sono le missioni, le attività e gli obiettivi della F.N.A.R.C. tra cui l´inquadramento e l´incoraggiamento degli allevatori nelle differenti località delle Tunisia; l´identificazioni, la realizzazione e gli interventi atti a migliorare la ricerca genetica; l´organizzazione e il controllo dei libri genealogici delle diverse razze equine presenti sul territorio; infine la sorveglianza della monta pubblica negli allevamenti nazionali e in quelli privati autorizzati.Ogni anno dei concorsi di " modello e andatura " per cavalli berberi e arabo-berberi, vengono organizzati dalla F.N.A.R.C. in tutte le diverse stazioni di monta del paese, attraverso i quali si distribuiscono i premi di incoraggiamento all´allevamento, il cui montante varia in funzione delle note stabilite dalla giuria del concorso.

Un programma analogo, di sviluppo di conservazione della razza, dovrebbe essere dunque messo a punto, anche per promuovere i pony di Mogods come patrimonio nazionale.

Ma se da un lato le incitazioni fiscali potrebbero favorire un miglioramento genetico e aumentare il numero dei capi, dall´altro la creazione e lo sviluppo di un programma equestre organizzato e controllato, con la possibilità di percorsi ecologici e di itinerari culturali, favorirebbe altresì un turismo sportivo in contatto con la natura. Considerate inoltre la taglia e il carattere di questi pony di Mogods, permetterebbe anche una equitazione dedicata ai più piccoli.

Curiosità

Il collare numida: Tito Livio annotava nei suoi annali : "I Numidi montano a cavallo senza morso... i loro cavalli corrono con l´icollatura distesa e la testa in avanti ". Una specie di martingala semplice e morbida, unita ad un altro collare, che appoggia sulle prime due vertebre della colonna vertebrale del cavallo. Finalmente, l´origine di quella capezza che ci è proposta, in quanto innovativa, da alcuni "Nuovi Maestri ", molto alla moda oggigiorno !
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Lo sapevate? Prendendo atto della rapida presa di coscienza sull´importanza delle zone di montagna , l´Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha proclamato l´anno 2002 l´Anno Internazionale della Montagna ( AIM) e la Tunisia è stato uno dei primi paesi che ha aderito e sostenuto questa iniziativa che, grazie a una politica integrata globale, verte a una gestione duratura delle ricchezze naturali.

Un po´ di storia: Leone l´Africano, celebre geografo presso la corte papale di Leone X°, all´inizio del XV° secolo, così scriveva a proposito dei cavalli berberi, l´altra razza autoctona della Tunisia: «[...] Questi cavalli sono designati con il nome di Barberi, in Italia e in tutta l´Europa, purché vengano dalla Barberia, e appartengano a una razza che c´è in quella regione.»

Si ringrazia vivamente: la F.N.A.R.C. (Fondazione Nazionale per l´Incremento delle Razze Equine) di Sidi Thabet, ed in particolar modo il Dr. Mézir Haddad, per le sue ricerche approfondite sulla genetica e la riproduzione delle razze autoctone tunisine. Per ulteriori informazioni: telefono 00216.71.552220 ; fax 00216.71.552391